C'è un momento della Faradda dei Candelieri in cui, per qualche minuto, tamburi e balli lasciano spazio a un altro rito tutto sassarese.

Il sindaco esce da Palazzo di Città e incontra direttamente il giudizio della folla.

Applausi se il responso è positivo. Fischi se Sassari ha qualcosa da ridire.

È diventata una delle scene più attese del 14 agosto, tanto da essere spesso descritta come una sorta di pagella popolare consegnata ogni anno al primo cittadino.

Ma da quanto esiste questa tradizione?

Il giudizio arriva dopo l'“a zent’anni”

Il momento si inserisce in uno dei passaggi più importanti della Discesa.

Quando il Candeliere dei Massai, ultimo nell'ordine della Faradda, raggiunge Palazzo di Città, si rinnova il tradizionale incontro con la Municipalità.

Dopo lo scambio delle insegne e il brindisi con l'augurio “a zent’anni”, il sindaco lascia il Palazzo e si unisce al corteo diretto verso Santa Maria di Betlem.

È proprio all'uscita che arriva il responso.

La folla riunita lungo corso Vittorio Emanuele può accogliere il primo cittadino con applausi, cori oppure fischi.

Oggi persino il portale turistico ufficiale di Sassari descrive questo passaggio come uno degli appuntamenti più attesi della giornata e come il momento nel quale i cittadini esprimono pubblicamente approvazione o dissenso verso il sindaco.

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Una tradizione recente? Non proprio

Rispetto al Voto all'Assunta, ai Gremi e alla storia secolare dei Candelieri, naturalmente, questa non può essere considerata una delle componenti più antiche della festa.

Ma definirla una moda degli ultimi decenni sarebbe altrettanto sbagliato.

Una ricostruzione pubblicata da SARdies recupera infatti numerose cronache del Novecento che raccontano come il giudizio della folla nei confronti dell'amministrazione fosse già perfettamente riconoscibile molti decenni fa.

La testimonianza più curiosa porta addirittura al 1926.

La grande fischiata del 1926

A raccontare l'episodio molti anni dopo fu il giornalista sassarese Aldo Cesaraccio, in un approfondimento sulla Faradda pubblicato da La Nuova Sardegna nel 1977.

Cesaraccio ricordava di avere assistito personalmente a una memorabile contestazione nei confronti di Mario Schiffi, commissario prefettizio che guidava l'amministrazione sassarese nel 1926.

Schiffi si presentò alla Faradda in abito formale e salutò la folla, ma ricevette una sonora fischiata.

L'episodio dovette rimanergli particolarmente impresso, tanto che, secondo il ricordo di Cesaraccio, lo stesso commissario tornò successivamente a parlare di quella contestazione.

Insomma, il referendum popolare del 14 agosto non nasce esattamente con i social.

Dagli applausi degli anni Cinquanta ai grandi fischi del 1989

Le cronache recuperate negli archivi mostrano poi numerosi esempi.

Nel 1954 il sindaco Oreste Pieroni fu accolto da un applauso talmente forte da commuoversi.

Applausi vengono documentati anche per Lorenzo Ganadu nel 1962 e 1963, Nicolò Piras nel 1967 e Benito Saba nel 1971.

Nel 1976 Fausto Fadda, alla guida della prima giunta di sinistra della città, uscì da Palazzo di Città tra applausi e allegria. Tre anni dopo il sindaco Franco Meloni ricevette a sua volta un'accoglienza calorosa.

Già allora i giornali descrivevano quel momento come una vera “prova del fuoco” per chi guidava Sassari.

Non sempre, naturalmente, è andata altrettanto bene.

Una delle contestazioni più ricordate è quella del 1989 contro il sindaco Marco Fumi, accompagnato da fischi particolarmente intensi anche lungo il percorso successivo.

Nel 1998 toccò invece ad Anna Sanna, in un'edizione nella quale comparvero perfino decine di fischietti distribuiti prima dell'uscita del sindaco, rendendo più difficile capire quanto della contestazione fosse spontaneo.

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Quando Nanni Campus contestò la tradizione dei fischi

Tra gli episodi più recenti c'è quello della Faradda 2023, quando il sindaco Nanni Campus fu accolto da numerosi fischi e contestazioni all'uscita da Palazzo di Città.

Quella volta, però, fu lo stesso primo cittadino a mettere in discussione il senso della consuetudine.

Due giorni dopo la Faradda, Campus spiegò di non comprendere il motivo di insultare e fischiare il sindaco proprio durante una festa religiosa, nel momento in cui la Municipalità si dirige verso Santa Maria per lo scioglimento del Voto all'Assunta.

Il sindaco raccontò inoltre che alcuni contestatori rimanevano in silenzio durante le soste del corteo per poi ricominciare a urlare quando la Municipalità riprendeva il cammino, definendo quel comportamento “miserabile”.

La sua posizione, in realtà, non era nuova.

Già nel 2020, parlando di un'eventuale Faradda durante l'emergenza Covid, Campus aveva sostenuto che lo scioglimento del Voto non dovesse trasformarsi in un momento di scontro politico e che le contestazioni all'amministrazione avessero altri luoghi nei quali esprimersi.

L'episodio mostra bene le due interpretazioni che continuano a convivere: per una parte della città fischi e applausi sono ormai un rito popolare della Faradda; per altri, invece, la contestazione politica rischia di sovrapporsi al carattere religioso della festa.

Più che un sondaggio, un rito popolare

Naturalmente applausi e fischi non sono un sondaggio scientifico.

La composizione della folla cambia, le contestazioni possono essere organizzate e un gruppo particolarmente rumoroso può facilmente sovrastare il resto dei presenti.

Eppure il significato simbolico è rimasto.

Per pochi minuti il sindaco non parla alla città da un palco o durante una cerimonia istituzionale: attraversa fisicamente la folla e ne ascolta la reazione.

Una forma di giudizio popolare informale, rumorosa e perfettamente coerente con il carattere della Faradda.

Nel 2026 solo applausi per Giuseppe Mascia

L'ultima edizione ha consegnato un responso decisamente positivo.

Alla Faradda del 14 agosto 2026, Giuseppe Mascia è uscito da Palazzo di Città accompagnato da applausi, cori e acclamazioni, senza le contestazioni che hanno caratterizzato le discese di alcuni suoi predecessori.

È stata la terza Faradda di Mascia da sindaco e, finora, il rituale gli ha riservato soprattutto approvazione.

Il prossimo verdetto, come sempre, arriverà il 14 agosto successivo.

Perché tra le tante cose che rendono particolare la Festha Manna ce n'è anche una molto sassarese: una volta all'anno il sindaco deve uscire dalla porta e sentire, senza filtri, cosa ne pensa la città.