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8 piatti tipici di Sassari da assaggiare

Copertina di 8 piatti tipici di Sassari da assaggiare

Visitare Sassari senza assaggiare la sua cucina significa conoscere la città solo a metà. L’altra metà si trova nelle trattorie, nei forni, nelle tavolate di famiglia e in quelle ricette che richiedono pochi ingredienti, parecchio tempo e una certa disponibilità nei confronti dell’aglio. La cucina sassarese nasce soprattutto dalla tradizione contadina e utilizza legumi, ortaggi, carne di maiale, interiora e ingredienti considerati un tempo meno pregiati. Il risultato è una gastronomia sostanziosa, diretta e senza particolari intenzioni di essere leggera. Ecco 8 piatti tipici di Sassari da provare, possibilmente arrivando a tavola con un certo appetito.

1. La fainè

Iniziamo da una delle specialità più popolari della città: la fainè.

Si prepara con un impasto molto semplice di farina di ceci, acqua, olio e sale, cotto ad alta temperatura in grandi teglie. Deve essere sottile, dorata in superficie, morbida al centro e servita rigorosamente calda, con una generosa spolverata di pepe.

La versione classica è già sufficiente per capire perché i sassaresi ne vadano così fieri. Esistono però numerose varianti, soprattutto con cipolle, salsiccia o entrambe, perché evidentemente fermarsi alla farina di ceci sembrava troppo prudente.

Le sue origini sono legate alla farinata genovese, ma Sassari l’ha adottata e trasformata in una vera istituzione locale. Oggi si mangia nei locali specializzati, nelle pizzerie e in alcune paninoteche.

Consiglio: non ordinatene troppa tutta insieme. La fainè sembra leggera soltanto durante i primi tre bocconi.

2. La favata sassarese

La favata, o fabadda, è uno dei piatti più rappresentativi della cucina sassarese.

È una zuppa densa preparata con fave secche, cavolo, finocchietto selvatico e diversi tagli di carne di maiale, tra cui cotenna e salsiccia. Viene cucinata lentamente e servita molto calda, spesso accompagnata da pane tostato.

Tradizionalmente è legata al periodo di Carnevale, ma può comparire anche in occasione di feste, incontri conviviali e pranzi nei quali nessuno ha impegni particolarmente atletici nel pomeriggio.

La favata non è un piatto da degustazione minimalista. È una portata importante, profumata e sostanziosa, nata per essere condivisa intorno a una tavola numerosa.

3. Le lumache sassaresi

A Sassari le lumache non rappresentano una curiosità gastronomica. Sono una questione seria.

A seconda della dimensione e della varietà vengono chiamate ciogga minudda, ciogga grossa, coccoi o monzette, e possono essere preparate in molti modi.

Le lumachine vengono spesso lessate e condite in maniera semplice, mentre quelle più grandi possono essere cucinate con un sugo piccante, aglio e prezzemolo. I lumaconi possono essere farciti con formaggio, uova, aromi e pangrattato. Le monzette vengono invece saltate in padella con olio, aglio e prezzemolo.

Mangiarle richiede pazienza, tecnica e una certa coordinazione. Il sassarese esperto procede con velocità impressionante. Il visitatore, generalmente, trascorre i primi minuti a osservare e imparare.

Regola fondamentale: davanti a un piatto di lumache, gli stuzzicadenti non sono decorativi.

4. Lo zimino

Lo zimino, in sassarese ziminu, è probabilmente uno dei piatti più identitari e decisi della città.

Si tratta di interiora di vitello, come diaframma, cuore, fegato, milza, intestino e animelle, cotte sulla graticola sopra la brace. La preparazione è essenziale: buona materia prima, fuoco, sale e controllo della cottura.

Nasce dalla capacità della cucina popolare di valorizzare ogni parte dell’animale, trasformando i tagli meno richiesti in una specialità molto apprezzata.

Non è il piatto più semplice con cui avvicinarsi alla gastronomia locale, ma è uno di quelli che meglio ne raccontano il carattere. Niente decorazioni, niente salse creative e nessuna fogliolina appoggiata sopra per bellezza.

Lo zimino arriva a tavola e va dritto al punto.

5. Le melanzane alla sassarese

Le melanzane alla sassarese, chiamate anche mirinzana in forru, dimostrano che la cucina locale sa essere intensa anche senza utilizzare carne.

Le melanzane vengono tagliate a metà e incise nella polpa, creando una specie di griglia. Sono poi condite con olio, aglio, prezzemolo, sale e peperoncino prima di essere cotte al forno.

Il risultato è un piatto morbido, aromatico e decisamente saporito, da servire come antipasto, contorno o portata principale.

Sono particolarmente diffuse durante l’estate e rappresentano una scelta strategica per chi desidera provare una ricetta tipica senza affrontare immediatamente interiora, cotenne o lumache.

Attenzione, però: la parola vegetariano non significa automaticamente delicato. L’aglio sassarese non conosce mezze misure.

6. La mineshtra e fasgiori

La mineshtra e fasgiori è una zuppa rustica a base di fagioli, patate, lardo, finocchietto selvatico e pomodori secchi.

È uno di quei piatti capaci di raccontare la cucina domestica meglio di molte ricette elaborate. Gli ingredienti sono semplici, ma la cottura lenta permette ai sapori di amalgamarsi e crea una minestra ricca e profumata.

Esiste anche la variante chiamata mineshtra e patati, nella quale le patate assumono un ruolo ancora più importante.

È una specialità ideale nelle giornate fredde, quando perfino il vento sassarese sembra suggerire di entrare nella prima trattoria disponibile.

7. La trippa al sugo

Un altro grande classico della tradizione è la trippa al sugo, cotta lentamente nel pomodoro e servita con un’abbondante spolverata di pecorino grattugiato.

Nella versione sassarese il condimento tende a essere generoso e avvolgente. Il pane, di conseguenza, diventa uno strumento operativo indispensabile.

Come molte preparazioni locali, anche la trippa nasce dalla necessità di non sprecare nulla e di trasformare ingredienti economici in piatti ricchi di sapore.

Non tutti sono pronti ad affrontarla alle prime ore del pranzo, ma chi la ama raramente accetta porzioni simboliche.

8. Li frisgiori longhi

Per concludere con qualcosa di dolce, bisogna aspettare idealmente il periodo di Carnevale e cercare li frisgiori longhi, le tipiche frittelle lunghe diffuse nel Sassarese.

Si preparano con una pastella aromatizzata, tradizionalmente con anice e scorza d’arancia, versata nell’olio caldo formando lunghi cordoni o grandi spirali. Una volta dorate, le frittelle vengono ricoperte di zucchero.

Vanno mangiate calde, possibilmente appena fritte. Tentare di dividerne una in parti perfettamente uguali è inutile: qualcuno riceverà sempre il pezzo più grande e fingerà che sia successo per caso.

Dove mangiare i piatti tipici di Sassari

Per provare la cucina tradizionale conviene cercare le trattorie del centro storico, i locali specializzati nella fainè e le sagre organizzate durante l’anno.

Non tutte le pietanze sono disponibili in ogni stagione. La favata e le frittelle lunghe sono particolarmente legate al Carnevale, mentre melanzane e lumache compaiono più facilmente nei mesi caldi e durante le feste popolari.

Prima di sedervi, chiedete quali piatti tradizionali siano disponibili quel giorno. È spesso il modo migliore per trovare preparazioni fresche e ricette realmente legate alla cucina di casa.

Un viaggio nella Sassari più autentica

I piatti tipici sassaresi non cercano di conquistare il visitatore con presentazioni sofisticate. Puntano sul gusto, sulla memoria e sulla convivialità.

Sono ricette nate negli orti, nei cortili e nelle cucine familiari, costruite intorno alla capacità di utilizzare tutto ciò che il territorio offriva.

Per conoscerle davvero bisogna sedersi, ascoltare i consigli di chi cucina e accettare che il pranzo potrebbe durare più del previsto.

Ma in fondo siete a Sassari. Un altro piatto si può sempre assaggiare.

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