A pochi giorni dalla prima votazione per scegliere il rettore dell’Università degli Studi di Sassari, il personale tecnico-amministrativo e bibliotecario porta all’attenzione dei quattro candidati una serie di criticità maturate negli ultimi anni. La consultazione si terrà lunedì 21 settembre 2026, esclusivamente online, dalle 9 alle 19, con eventuali turni successivi il 23, 28 e 30 settembre. I candidati ammessi sono Omar Chessa, Francesco Morandi, Giorgio Antonio Mario Pintore e Sergio Uzzau.

Al centro della lettera inviata dalla Rappresentanza sindacale unitaria ci sono le condizioni di lavoro dei 486 dipendenti del comparto. La Rsu contesta anzitutto il meccanismo previsto per la consultazione: per esprimere una preferenza, ogni voto del personale tecnico-amministrativo e bibliotecario avrebbe un peso equivalente a dieci voti dei lavoratori, mentre per i docenti il rapporto sarebbe di un voto per ciascun elettore. Una differenza che, secondo la rappresentanza, riduce ulteriormente il ruolo della componente nelle scelte dell’ateneo.

Salari accessori e contenziosi

Il malcontento, si legge nella missiva, sarebbe iniziato nel 2018, quando si sarebbe interrotta la certificazione dei Fondi salari accessori. Per circa un quinquennio, sostiene la Rsu, non sarebbero state riconosciute tutte le indennità previste oltre allo stipendio. La vicenda ha prodotto diversi contenziosi con l’Università, nei quali – sempre secondo la rappresentanza – l’amministrazione avrebbe scelto di proseguire la contrapposizione fino all’ultimo grado di giudizio.

La Rsu richiama inoltre il piano di rientro ipotizzato per recuperare somme erogate in passato. Le decurtazioni, calcolate nella misura massima consentita dalla legge e pari al 25% dei fondi per anno, vengono descritte come «un vero e proprio “mutuo ventennale”». L’organizzazione sindacale lamenta che le risorse liberate sul bilancio dell’ateneo non tornerebbero a disposizione del personale.

Organici ridotti e uffici in difficoltà

Un altro capitolo riguarda la riorganizzazione della tecnostruttura e la soppressione dell’Ufficio Formazione, indicata dalla Rsu come una delle conseguenze delle scelte organizzative adottate dall’amministrazione. A questo si aggiungerebbe il mancato ricambio generazionale: i pensionamenti non sarebbero stati compensati da assunzioni sufficienti, con strutture costrette a operare «in condizioni di sotto-organico».

La lettera cita 29 dimissioni verso altri enti negli ultimi quattro anni e prevede altre 55 cessazioni programmabili nel periodo 2026-2028. Per la rappresentanza, il risultato è un clima di crescente insoddisfazione e demotivazione, aggravato dai ritardi nelle trattative per i contratti integrativi. Il timore espresso alla vigilia del voto è che una parte dei lavoratori scelga di non partecipare alla consultazione, trasformando il malessere interno in un segnale politico rivolto al futuro governo dell’ateneo.