Partire per studiare o lavorare all’estero, senza escludere un ritorno. È la traiettoria scelta da un numero crescente di giovani sardi: tra il 2021 e il 2025 sono stati 3.892 quelli che hanno trasferito nuovamente la residenza nell’isola dopo un periodo fuori dall’Italia. Il dato, riferito alla fascia tra i 18 e i 39 anni, segna un aumento del 42,4% rispetto ai 2.734 rientri registrati tra il 2016 e il 2020.
Sassari al primo posto per crescita dei rimpatri
La provincia di Sassari è il territorio sardo che registra l’incremento percentuale più significativo. I rientri sono passati da 667 nel quinquennio 2016-2020 a 1.085 tra il 2021 e il 2025, con una crescita del 62,7%. Nello stesso periodo, però, sono aumentati anche gli espatri verso altri Paesi: da 2.571 a 2.802, pari a un incremento del 9%. Il rapporto è quindi di 38,7 rientri ogni 100 partenze, contro i 25,9 del quinquennio precedente.
Il dato sassarese è vicino alla media regionale, pari a 39,2 rientri ogni 100 espatri, e a quella nazionale, che si attesta a 39,8. Nel resto dell’isola i rimpatri sono cresciuti del 35,9% nella provincia di Cagliari, del 59,3% nel Sud Sardegna, del 54% a Nuoro e del 38,3% a Oristano.
Un fenomeno in crescita, ma gli espatri non si fermano
Nel complesso, tra il 2021 e il 2025 hanno lasciato la Sardegna per trasferirsi all’estero 9.926 giovani, una cifra leggermente inferiore alle 10.185 partenze del periodo precedente. Il quadro descrive dunque una mobilità ancora intensa, ma meno sbilanciata rispetto al passato: aumentano i ritorni mentre le uscite restano sostanzialmente stabili.
A livello italiano i rientri nella fascia 18-39 anni hanno raggiunto quota 129.362, il 32,9% in più rispetto al quinquennio 2016-2020. L’età media di chi torna è di 29,6 anni. La fascia più numerosa è quella tra i 30 e i 34 anni, che rappresenta il 29,4% del totale, seguita dai giovani tra i 25 e i 29 anni.
Famiglia, qualità della vita e lavoro tra le ragioni del ritorno
La decisione di rientrare non dipende soltanto dallo stipendio. Le ragioni familiari e personali sono indicate dal 67,7% dei giovani, mentre il 32,4% cita la nostalgia dell’Italia. Incentivi fiscali e qualità della vita raccolgono entrambi il 23,5% delle indicazioni; le opportunità di lavoro incidono invece per il 20,6%.
Tra chi è tornato, il 75% considera migliori o almeno equivalenti rispetto all’estero le possibilità di conciliare vita privata e lavoro. Valutazioni positive riguardano anche il clima lavorativo, le tutele e i benefit. Più critica la percezione delle retribuzioni: soltanto il 42,9% le giudica adeguate al costo della vita. Inoltre, il 48,5% rientra con un contratto già firmato, mentre il 37,1% trova lavoro soltanto dopo il ritorno.
Per la Sardegna il fenomeno apre una sfida concreta: trasformare il rientro in una scelta stabile, valorizzando le competenze maturate fuori dall’isola e migliorando lavoro, servizi e collegamenti. In questo quadro, anche il tema della mobilità regionale resta centrale: le nuove prospettive sui voli interni sardi possono incidere sulla possibilità di vivere e lavorare nell’isola mantenendo relazioni professionali e personali più ampie.


