Dopo il ritrovamento di Legionella nell'acqua di alcuni rubinetti dei reparti dell'AOU di Sassari, è comprensibile che molti cittadini si chiedano cosa sia questo batterio, quanto sia pericoloso e soprattutto come ci si possa proteggere.

La prima cosa da chiarire è fondamentale: trovare Legionella nell'acqua non significa automaticamente che qualcuno abbia contratto la legionellosi.

Nell'AOU le analisi effettuate a fine luglio hanno rilevato il batterio in alcuni campioni della rete idrica dell'area ospedaliera di viale San Pietro. L'Azienda ha quindi attivato il proprio protocollo di controllo, con flussaggi di rubinetti e docce e interventi sulla rete.

Alla data del 10 agosto 2026, nelle informazioni pubblicamente disponibili non risultano annunciati casi di legionellosi direttamente collegati a questa contaminazione.

Ma cos'è esattamente la Legionella?

Cos'è la Legionella

Legionella è un genere di batteri presente naturalmente negli ambienti acquatici. La specie più frequentemente responsabile delle infezioni nell'uomo è Legionella pneumophila.

In natura il batterio può trovarsi in laghi, fiumi e altre raccolte d'acqua, generalmente in quantità che non rappresentano un problema.

La situazione cambia quando riesce a proliferare all'interno di impianti idrici artificiali, soprattutto se esistono condizioni favorevoli come ristagno dell'acqua, biofilm nelle tubazioni e temperature adatte alla sua crescita.

Per questo Legionella viene monitorata con particolare attenzione in strutture con impianti complessi come ospedali, alberghi, case di cura e grandi edifici.

Come si prende la Legionella?

Il contagio avviene principalmente respirando piccolissime goccioline di acqua contaminata, il cosiddetto aerosol.

Possono generarlo, per esempio:

  • docce;
  • rubinetti e nebulizzatori;
  • vasche idromassaggio;
  • fontane;
  • alcuni impianti e apparecchiature sanitarie;
  • torri di raffreddamento.

La Legionella può essere trasmessa anche quando acqua contaminata viene accidentalmente aspirata nei polmoni, una possibilità particolarmente rilevante nei pazienti fragili o con problemi di deglutizione.

Bere l'acqua causa la legionellosi?

Normalmente no.

Il semplice passaggio dell'acqua contaminata nello stomaco non rappresenta la principale modalità di infezione. Il problema è soprattutto l'ingresso del batterio nelle vie respiratorie attraverso aerosol o, più raramente, aspirazione dell'acqua nei polmoni.

Questo è anche il motivo per cui docce e rubinetti sono oggetto di particolare attenzione quando Legionella viene individuata in una rete idrica.

Si trasmette da persona a persona?

La legionellosi non viene normalmente trasmessa da una persona all'altra.

Non funziona quindi come l'influenza o il Covid: stare vicino a una persona che ha contratto la malattia non rappresenta la normale via di contagio.

Il rischio è legato principalmente all'esposizione a una fonte ambientale contaminata.

Quali malattie può provocare?

L'infezione da Legionella può presentarsi principalmente in due forme.

Malattia del Legionario

È la forma più seria e consiste in una polmonite che può diventare anche grave.

Il periodo di incubazione è generalmente compreso tra 2 e 10 giorni.

Tra i sintomi possono comparire:

  • febbre;
  • tosse;
  • malessere e forte stanchezza;
  • mal di testa;
  • dolori muscolari;
  • difficoltà respiratoria;
  • perdita di appetito;
  • diarrea;
  • in alcuni casi confusione.

Non esiste però un sintomo che permetta, da solo, di distinguere la legionellosi dalle altre forme di polmonite. Per confermare la diagnosi sono necessari specifici esami di laboratorio.

La malattia può essere curata con antibiotici e una diagnosi tempestiva è particolarmente importante nei soggetti più vulnerabili.

Febbre di Pontiac

È una forma molto più lieve.

Assomiglia a una sindrome influenzale, non provoca polmonite e generalmente si risolve spontaneamente in pochi giorni.

Può causare febbre, mal di testa, dolori muscolari e malessere generale.

Chi rischia maggiormente?

Molte persone esposte a Legionella non sviluppano alcuna malattia.

Il rischio aumenta però in alcune categorie, in particolare:

  • persone sopra i 50 anni;
  • fumatori ed ex fumatori;
  • persone con malattie respiratorie croniche;
  • persone immunodepresse;
  • pazienti oncologici;
  • persone sottoposte a trapianto;
  • pazienti con alcune patologie croniche, comprese quelle renali;
  • pazienti ospedalizzati particolarmente fragili.

Proprio per questo una contaminazione all'interno di un ospedale richiede precauzioni maggiori rispetto allo stesso ritrovamento in molti altri contesti.

Cosa sta facendo l'AOU di Sassari

Dopo i risultati delle analisi, la Direzione medica di Presidio ha attivato le procedure previste dal protocollo aziendale.

Tra le misure comunicate c'è il flussaggio dei terminali idrici, soprattutto quelli utilizzati con minore frequenza.

Per i punti interessati è stato disposto di far scorrere separatamente acqua fredda e acqua calda per almeno cinque minuti ciascuna, con l'uso di una mascherina FFP2 da parte dell'operatore che esegue la procedura.

Sono previste precauzioni specifiche per i pazienti più vulnerabili, che non devono essere presenti nel locale durante il flussaggio.

Parallelamente sono stati avviati interventi sulla rete idrica per contrastare la contaminazione.

Il monitoraggio della Legionella, inoltre, non nasce con questo episodio: nel Piano Annuale del Rischio Sanitario 2026 l'AOU aveva già previsto il potenziamento della sorveglianza dei patogeni veicolati dall'acqua e lo sviluppo del proprio Water Safety Plan.

Chi è stato all'AOU deve preoccuparsi?

La semplice presenza in ospedale non significa essere stati contagiati.

Anche il ritrovamento di Legionella in una rete idrica, da solo, non permette di stabilire che le persone esposte svilupperanno la malattia.

Chi si trova ricoverato deve seguire le indicazioni del personale sanitario e non effettuare autonomamente operazioni sulla rete idrica.

Chi invece è stato recentemente nell'area interessata e nei giorni successivi sviluppa febbre associata a tosse, difficoltà respiratoria o sintomi compatibili con una polmonite dovrebbe contattare il proprio medico, soprattutto in presenza di fattori di rischio, segnalando anche la possibile esposizione.

In caso di sintomi respiratori importanti o rapido peggioramento è necessario rivolgersi tempestivamente ai servizi sanitari.

Come ridurre il rischio nella vita quotidiana

Il caso dell'AOU riguarda la rete idrica ospedaliera e non equivale, sulla base delle informazioni disponibili, a un allarme generalizzato sull'acqua di Sassari.

Esistono comunque alcune buone pratiche utili anche negli edifici privati.

Uno dei principali nemici è il ristagno dell'acqua. Dopo periodi prolungati nei quali un rubinetto o una doccia non sono stati utilizzati, far scorrere l'acqua prima dell'uso aiuta a rinnovare quella rimasta ferma nelle tubazioni.

È inoltre importante mantenere correttamente gli impianti idrici, pulire periodicamente soffioni della doccia e rompigetto dei rubinetti e prestare particolare attenzione agli impianti rimasti inutilizzati per lunghi periodi.

Negli edifici complessi la prevenzione richiede invece una vera gestione tecnica della rete, con controllo delle temperature, del ristagno, del biofilm, della disinfezione e dei punti poco utilizzati.

Cosa bisogna ricordare

La Legionella può provocare una polmonite seria, soprattutto nelle persone fragili, e per questo il ritrovamento del batterio in una struttura ospedaliera deve essere gestito con attenzione.

Ma è altrettanto importante non confondere tre situazioni differenti:

batterio presente nell'acqua → possibile esposizione → eventuale malattia.

Una non implica automaticamente la successiva.

Nel caso dell'AOU di Sassari, al momento il dato accertato riguarda la contaminazione di alcuni campioni della rete idrica e l'attivazione delle relative misure di controllo.

La regola più utile resta quindi quella di informarsi attraverso fonti affidabili, seguire le indicazioni sanitarie e, in presenza di sintomi respiratori significativi dopo una possibile esposizione, rivolgersi al medico senza affidarsi all'autodiagnosi.