La Sardegna torna a fare i conti con il sovraffollamento turistico, questa volta non soltanto sulle spiagge. Nel pieno dell’estate 2026, a preoccupare è anche il numero crescente di yacht, gommoni e imbarcazioni da diporto che si concentrano nelle baie più conosciute dell’Isola.
Uno dei casi più evidenti riguarda l’Arcipelago di La Maddalena, dove la pressione della nautica durante le giornate di punta ha raggiunto livelli molto superiori a quelli considerati sostenibili per un ecosistema particolarmente delicato.
Alla Maddalena migliaia di imbarcazioni in un solo giorno
Il Parco Nazionale ha fissato un limite massimo complessivo di 2.500 accessi giornalieri nell’ambito delle nuove regole per le attività di noleggio e locazione.
I numeri osservati durante l’estate, però, raccontano una realtà molto diversa.
La presidente del Parco, Rosanna Giudice, ha riferito che durante un controllo aereo sarebbero state contate circa 6.500 imbarcazioni in una sola giornata. Il sito istituzionale dell’Ente Parco descrive a sua volta una pressione capace di raggiungere circa 6.000 natanti al giorno nell’Arcipelago.
Una concentrazione che diventa particolarmente evidente nelle località più celebri, tra cui Cala Coticcio, Spargi, Budelli, Santa Maria e Caprera.
Il rischio per Posidonia, fondali e bagnanti
Il problema non riguarda soltanto l’impatto visivo di baie trasformate in grandi aree di sosta per imbarcazioni.
Uno degli aspetti più delicati è rappresentato dagli ancoraggi sui fondali, che possono danneggiare le praterie di Posidonia oceanica, habitat fondamentale per l’ecosistema marino mediterraneo.
A questo si aggiungono la presenza di natanti troppo vicini alla costa, rumore, moto d’acqua e una maggiore difficoltà nel garantire la sicurezza dei bagnanti nelle giornate di massimo afflusso.
Per il 2026 il Parco ha rafforzato le regole sulle attività commerciali in mare, prevedendo limiti alle autorizzazioni e criteri che premiano imbarcazioni elettriche, motori meno inquinanti e sistemi più sostenibili.
Non solo La Maddalena
Il fenomeno non si limita all’Arcipelago.
Nelle scorse settimane hanno fatto discutere anche le immagini di Cala di Volpe, in Costa Smeralda, con decine di yacht concentrati davanti alla costa. Altre località particolarmente frequentate, come Cala Luna, ricorrono da tempo a sistemi di contingentamento degli accessi via terra per limitare la pressione sulle spiagge.
Il tema si inserisce in un quadro turistico più ampio. Nel 2025 la Sardegna ha superato i 5 milioni di arrivi e sfiorato i 22 milioni di presenze, con una crescita del 15,9% rispetto all’anno precedente. La stessa Regione ha riconosciuto che nei mesi di giugno, luglio e agosto alcune aree dell’Isola sono ormai vicine alla saturazione.
Il turismo nautico vale oltre un miliardo
Limitare la pressione non significa però ignorare il peso economico della nautica.
Secondo le stime riportate da RaiNews, il turismo nautico in Sardegna genera oltre 1,2 miliardi di euro, con circa 130 porti turistici, 15mila posti barca e migliaia di imprese coinvolte nella filiera.
La sfida diventa quindi trovare un equilibrio tra due esigenze: continuare a beneficiare di un settore fondamentale per l’economia dell’Isola e proteggere le aree naturali che rendono la Sardegna una delle destinazioni più richieste del Mediterraneo.
Una questione destinata a diventare centrale
Con l’aumento dei flussi turistici, il tema dell’overtourism in Sardegna non riguarda più soltanto parcheggi pieni, spiagge affollate o difficoltà nella viabilità.
Anche il mare ha una propria capacità di carico.
Il caso dell’Arcipelago di La Maddalena mostra quanto possa diventare sottile il confine tra successo turistico e sovraffollamento. Per le amministrazioni e gli enti di tutela, la questione dei prossimi anni sarà quindi capire quante persone e quante imbarcazioni possano frequentare contemporaneamente i luoghi più fragili senza comprometterne ambiente, sicurezza e qualità dell’esperienza.


