Dai furti di sabbia ai veicoli sulle dune, passando per rifiuti e campeggi abusivi: con l'estate torna in primo piano il problema dei comportamenti incivili sulle spiagge della Sardegna. E insieme alle richieste di maggiori controlli riemerge anche una proposta discussa più volte negli ultimi anni: impedire ai trasgressori più gravi di frequentare nuovamente i luoghi danneggiati.
Una sorta di Daspo ambientale, dunque, pensato come deterrente contro chi considera spiagge e aree protette alla stregua di luoghi privi di regole.
Il precedente del “DASPIA”
L'idea non è nuova. Già nel 2018 il WWF Sardegna aveva proposto provocatoriamente un Daspo per chi danneggiava il patrimonio naturale dell'Isola.
Nel 2019 il tema era arrivato anche in Consiglio regionale, attraverso una mozione che proponeva di valutare l'introduzione del cosiddetto DASPIA, acronimo di decreto allontanamento dalle spiagge.
L'obiettivo era tenere lontani dalle aree interessate i responsabili di furti di sabbia, conchiglie e altri materiali naturali. La proposta, tuttavia, non equivale a un divieto generalizzato di tornare in vacanza in Sardegna e non risulta oggi esistere un “Daspo turistico” regionale applicato automaticamente a chi viola le norme ambientali.
Le multe sono già pesanti
Se il Daspo resta un'ipotesi, le sanzioni contro chi danneggia le spiagge sarde sono invece molto concrete.
La Regione Sardegna ha ricordato anche durante l'estate 2026 che è vietato asportare, detenere o vendere sabbia, ciottoli, sassi e conchiglie provenienti dal litorale: la sanzione prevista va da 500 a 3.000 euro.
Sono inoltre previste multe da 100 a 1.000 euro per chi calpesta le dune o vi accede con veicoli e sanzioni che possono arrivare fino a 10.000 euro per l'abbandono di rifiuti. Vietato anche il pernottamento libero al di fuori delle aree autorizzate.
Tutelare le spiagge, oltre gli slogan
Il dibattito sul Daspo riporta quindi al centro una questione che in Sardegna si ripresenta ogni estate: come proteggere un patrimonio naturale fragile senza limitarsi alle campagne di sensibilizzazione.
Le norme esistono già e prevedono sanzioni significative. La vera sfida resta farle rispettare, intensificando controlli e prevenzione nei luoghi maggiormente esposti alla pressione turistica.


