Un rifornimento da 137mila euro, almeno secondo le cifre pubblicate dal diretto interessato, si è trasformato in un attacco contro la Sardegna e i suoi abitanti.
Il protagonista della vicenda è Paolo Pazzaglia, imprenditore bolognese di 79 anni ed ex patron della Capannina, storico locale di Bologna. Nel pomeriggio di mercoledì 5 agosto ha pubblicato sui social un messaggio dai toni pesantemente offensivi, partendo dal costo sostenuto per rifornire il proprio yacht a Porto Cervo.
Il rifornimento da 50 tonnellate
Pazzaglia ha dichiarato di aver caricato 50 tonnellate di carburante, spendendo complessivamente 137mila euro. Secondo quanto scritto dall’imprenditore, il prezzo sarebbe stato quello applicato a Porto Cervo intorno alle 15:30.
L’importo e la quantità di carburante non risultano però accompagnati, nei contenuti pubblicamente disponibili, da una ricevuta o da altra documentazione verificabile. Le cifre devono quindi essere considerate come dichiarazioni dello stesso Pazzaglia.
Alla contestazione del prezzo sono seguiti insulti rivolti indistintamente ai sardi, invitati a «vergognarsi». Nel post l’imprenditore ha inoltre collegato la propria protesta allo spopolamento dell’Isola, senza spiegare quale rapporto esista tra il fenomeno demografico e il costo di un rifornimento nautico in una delle località turistiche più esclusive del Mediterraneo.

Dagli insulti alla Sardegna all’attacco contro Lepore
Nel messaggio è stato coinvolto anche Matteo Lepore, sindaco di Bologna, già destinatario di altri recenti attacchi social pubblicati da Pazzaglia.
Alla base dello scontro con l’amministrazione bolognese resta anche la lunga vicenda della Capannina. Il locale fu acquistato dall’imprenditore negli anni Settanta e interessato da un contenzioso durato decenni, conclusosi nel 2020 con la demolizione delle porzioni considerate abusive.
La polemica sul rifornimento si inserisce quindi in una serie più ampia di interventi pubblicati dall’ex patron contro il sindaco e la gestione della città di Bologna.
Una protesta trasformata in offesa collettiva
Discutere dei prezzi praticati nei porti turistici è legittimo, soprattutto quando si parla di importi particolarmente elevati. Trasformare una contestazione commerciale in un insulto rivolto a un’intera popolazione è però un’altra cosa.
Porto Cervo rappresenta una destinazione internazionale legata al turismo di lusso, con prezzi e servizi difficilmente assimilabili alla realtà economica e sociale dell’intera Sardegna.
La vicenda, diventata rapidamente virale, lascia quindi sullo sfondo il costo del carburante e porta in primo piano la violenza verbale utilizzata nel messaggio.
Un pieno può essere giudicato troppo caro. Un’intera comunità non può essere ridotta al bersaglio di uno sfogo social.


