Il commercio di vicinato in Sardegna continua a perdere terreno. Nei primi sei mesi del 2026 il numero dei piccoli esercizi nell'Isola è passato da 23.915 a 23.622, con una diminuzione di 293 attività.

Significa, in media, oltre un negozio e mezzo in meno ogni giorno, un ritmo che si avvicina alle due chiusure quotidiane e che alimenta le preoccupazioni delle associazioni di categoria.

Il fenomeno, però, non nasce oggi. Confcommercio Nord Sardegna ha evidenziato come nell'arco di dieci anni l'Isola abbia perso circa un'impresa commerciale su sei, mentre per il solo commercio al dettaglio la contrazione supera il 20%.

Centri storici sempre più fragili

A soffrire maggiormente sono soprattutto negozi di vicinato e attività tradizionali nei centri storici.

Secondo Confcommercio, negli ultimi tredici anni alimentari, negozi di abbigliamento, edicole, ferramenta e altre attività di prossimità nei centri storici sardi sono diminuite complessivamente di circa il 13%.

Una trasformazione che non riguarda soltanto l'economia. Quando chiude un'attività di quartiere vengono meno anche servizi, presidio del territorio e occasioni di socialità, con il rischio di creare strade sempre meno frequentate e un numero crescente di locali sfitti.

Il tema riguarda da vicino anche Sassari, dove il recupero degli spazi pubblici e la vitalità del centro storico sono da tempo al centro del dibattito cittadino. Un esempio recente è la riqualificazione di piazza San Donato, pensata proprio per restituire vivibilità e spazi di comunità a una delle aree più delicate della città vecchia.

E-commerce e grande distribuzione cambiano il mercato

Dietro alla crisi non esiste una sola causa.

Le associazioni di categoria indicano tra i principali fattori la crescita degli acquisti online, il peso della grande distribuzione, l'aumento dei costi sostenuti dalle imprese e il cambiamento delle abitudini dei consumatori.

I dati nazionali diffusi da Confesercenti mostrano con chiarezza questa trasformazione: a giugno 2026 le vendite online hanno registrato una crescita su base annua del 26,7% in valore, mentre la grande distribuzione è aumentata dell'1,8%. Per i piccoli esercizi la competizione diventa quindi sempre più difficile.

Parallelamente cambia anche il volto delle città. Nei centri storici diminuiscono molte attività commerciali tradizionali, mentre aumentano il peso della ristorazione, dell'accoglienza e dei servizi legati al turismo.

Il rischio della desertificazione commerciale

Confcommercio e Confesercenti chiedono interventi capaci di sostenere soprattutto le attività presenti nei piccoli comuni e nelle zone urbane più fragili.

Tra le ipotesi avanzate figurano incentivi fiscali, strumenti per favorire il ricambio generazionale, sostegni alle imprese esistenti e iniziative per recuperare i locali commerciali sfitti.

Il problema, infatti, va oltre il semplice numero delle serrande abbassate. La progressiva scomparsa dei negozi di quartiere rischia di trasformarsi in una vera desertificazione commerciale, con effetti sulla vivibilità dei centri storici e sulla tenuta sociale delle comunità.

Per la Sardegna la sfida sarà quindi trovare un equilibrio tra nuovi modelli di consumo e tutela del commercio di prossimità, prima che la perdita di attività diventi ancora più difficile da invertire.